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  <title>OAR@UM Collection:</title>
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    <title>Les Drassanes Reials de Barcelona</title>
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      <name>Sella, Antoni</name>
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    <updated>2018-05-25T01:30:01Z</updated>
    <published>2006-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Les Drassanes Reials de Barcelona
Authors: Sella, Antoni
Abstract: Les Drassanes Reials de Barcelona són un element singularíssim i de&#xD;
primer ordre del patrimoni marítim mundial i de l’arquitectura civil del&#xD;
gòtic europeu. Constitueixen, ensems, un dels exemples més importants&#xD;
dels edificis medievals dedicats a la producció i a l’activitat econòmica&#xD;
que ha conservat el vell continent, al llarg de més de set-cents anys.&#xD;
Al mateix temps, les drassanes testimonien la puixança política i&#xD;
econòmica que desplegà Catalunya i el conjunt de regnes de la corona&#xD;
d’Aragó a la Mediterrània durant l’alta edat mitjana, des del segle XIII&#xD;
al segle XV, i que desprès heretaria i ampliaria vers nous horitzons la&#xD;
monarquia hispànica, en el decurs dels dos segles següents.&#xD;
Llevat de Barcelona, cap de les antigues ciutats que senyorejaren la&#xD;
Mediterrània a l’Edat Mitjana – Gènova, Venècia, Pisa, Palerm,&#xD;
Constantinoble, Nàpols o Marsella – no ha conservat pràcticament intactes&#xD;
les instal·lacions que actuaren de veritable pulmó d’aquesta frenètica&#xD;
activitat comercial, política, tècnica i militar destinada a obtenir el domini&#xD;
parcial o total de les rutes marítimes: els edificis medievals on es construïren,&#xD;
reparaven i guardaven les galeres, carraques i altres embarcacions de&#xD;
transport de mercaderies i exercits, així com la seva impedimenta.&#xD;
Les nobles pedres que cobreixen el generós i diàfan espai de les&#xD;
drassanes, amb un economia de recursos que permet parlar de virtuosisme&#xD;
arquitectònic, ens remeten a la íntima relació d’interessos entre la nodrida&#xD;
i pròspera burgesia mercantil barcelonina dels segles XIII i XIV, els reis&#xD;
i les institucions de govern del Principat de Catalunya. En aquest sentit,&#xD;
les drassanes també foren una institució en la qual es palesà tota la xarxa&#xD;
de particularíssimes relacions estamentals que caracteritzà la construcció&#xD;
de l’edifici polític de la corona d’Aragó, una monarquia integrada per&#xD;
diversos regnes i comptats, cada qual amb les seves pròpies corts i&#xD;
estaments, drets i deures i que convertí el pacte entre les parts en&#xD;
l’instrument més destacat de la pràctica de govern. Un instrument, el del&#xD;
pactisme, que queda solemnement instaurat a partir de les Corts&#xD;
convocades pel rei Pere el Gran, el 1283, a Barcelona.</summary>
    <dc:date>2006-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Gli arsenali di Pisa</title>
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      <name>Aglietti, Marcella</name>
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    <updated>2018-05-25T01:30:38Z</updated>
    <published>2006-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Gli arsenali di Pisa
Authors: Aglietti, Marcella
Abstract: Antico insediamento etrusco, poi colonia romana, Pisa annovera una tradizione in merito ai suoi arsenali, ed alle imbarcazioni che vi si realizzarono, risalente almeno ad epoca longobarda (569–770), quando i celebri e temuti “dromones” pisani guerreggiavano con i vascelli bizantini. Nel 603 si ha una prima testimonianza della consistente flotta&#xD;
navale locale e gli storici ci confermano questa fonte enumerando le celebri imprese delle navi pisane: prima la vittoriosa spedizione agli ordini del conte Bonifacio di Lucca, nell’828, mossa contro Corsica e Sardegna, poi dirottata verso le coste dell’Africa settentrionale; poi, nel 1087, trecento navi impiegate per espugnare le coste africane presso al-Mahdiya e Zawila, mentre altre 120 furono impiegate alla volta di Gerusalemme negli anni della Prima Crociata. &#xD;
All’inizio dell’XI secolo, insieme ad Amalfi, Genova e Venezia, Pisa assunse un governo autonomo dando vita ad una delle più potenti Repubbliche Marinare della penisola. Combatté con alterne vicende i saraceni sui mari ma seppe anche difendere l’espansione dei traffici commerciali per tutto il Mediterraneo. I mercanti e marinai pisani, affiancatasi la città alle sorti dell’Impero, raggiunsero ogni destinazione del bacino mediterraneo dove esistesse possibilità di commercio e di scambi vantaggiosi. Nel 1003 la Repubblica aveva sconfitto i Lucchesi, nel 1005 conquistò Reggio Calabria, nel 1016 iniziò il suo dominio sulla Sardegna, seppur in conflitto con Genova, tra il 1030 e il 1035 si spinse ancora oltre nello scontro con i saraceni, mettendo al sacco le città di Cartagine, di Bona e di Lipari e, ancora, occupò la Corsica (1051–1052), poi concessa in feudo nel 1091 da papa Urbano II, ed espugnò Palermo (1063). Pisa prese parte alla prima crociata (1098–1099), intervenendo sia per&#xD;
mare, con la flotta, che per terra, e l’eroica difesa che si prestò in Terra&#xD;
Santa procurò all’arcivescovo pisano Daimberto la nomina a primo&#xD;
patriarca latino di Gerusalemme (1099). La conquista delle isole Baleari,&#xD;
tra il 1113 e il 1115, strappate al dominio saraceno, rese infine possibile consolidare la potenza militare e commerciale della Repubblica su buona&#xD;
parte del Mediterraneo.&#xD;
Il prestigio della Repubblica toccò forse proprio in quegli anni il suo&#xD;
massimo culmine, tanto nel Mediterraneo occidentale che orientale, dove&#xD;
gli scambi commerciali e culturali si imposero progressivamente fino alle&#xD;
coste del Mar Nero.&#xD;
Il XII secolo vide ancora innumerevoli scontri, ma soprattutto, oltre alla&#xD;
partecipazione alla crociata di&#xD;
Gregorio VIII, si assistette al&#xD;
definirsi di una coalizione guelfa&#xD;
contro la città tradizionalmente&#xD;
ghibellina, composta da Lucca,&#xD;
Firenze e Genova. Anche l’espansione&#xD;
dell’area commerciale pisana&#xD;
vide un momento di recessione.&#xD;
Un’ipotesi storiografica, che si&#xD;
tinge dei colori della leggenda,&#xD;
attribuisce infine alla sconfitta&#xD;
subita nei pressi delle secche della&#xD;
Meloria, piccolo isolotto&#xD;
prospiciente Livorno, avvenuta nel&#xD;
1284 ad opera dei Genovesi, la&#xD;
causa della decadenza della classe armatoriale e il successivo sorgere di un&#xD;
nuovo ceto di armatori, caratterizzati da scarsi mezzi economici e quindi&#xD;
non più in grado di finanziare la costruzione di grosse navi, né di difendere&#xD;
il ruolo della Repubblica ormai in declino e l’antica primazia sui mari. Con&#xD;
la perdita della Sardegna nel 1325 e la cessione della Corsica nel 1300, Pisa&#xD;
vide infrangersi ogni speranza di riassurgere a passati splendori.&#xD;
Dopo anni di guerre civili e successive occupazioni da parte della&#xD;
sempre più potente Firenze, il dominio di quest’ultima finì per affossare&#xD;
le attività mercantili e commerciali della città, provocando l’esodo&#xD;
massiccio di alcune delle principali famiglie pisane verso altri mercati.&#xD;
Nonostante ciò, dopo la conquista di Pisa del 1406 si avviarono da parte&#xD;
della dominante una serie di lavori di fortificazione della cittadella e la&#xD;
rimessa in uso dell’arsenale repubblicano, opere che proseguirono almeno&#xD;
fino al 1468. Del resto, Firenze non voleva perdere l’occasione di assicurarsi uno sbocco al mare. Tanto più che il permanere in condizioni&#xD;
di estrema precarietà delle vie di terra, rendeva praticamente obbligata&#xD;
la scelta delle comunicazioni marittime e la necessità di apprestare una&#xD;
flotta in grado di garantirne la sicurezza.&#xD;
Si assiste così, nonostante alcuni segni contraddittori della politica&#xD;
fiorentina in merito, alla ripresa delle attività dell’arsenale pisano, ripresa&#xD;
che troverà poi la sua più compiuta realizzazione con le ambizioni&#xD;
mediterranee della politica di Cosimo I Medici.
Description: Also includes a version in French</summary>
    <dc:date>2006-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Three arsenals in Cyprus in three different moments of history – ancient, medieval and modern Cyprus</title>
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      <name>Marangou, Anna</name>
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    <updated>2018-05-25T01:30:13Z</updated>
    <published>2006-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Three arsenals in Cyprus in three different moments of history – ancient, medieval and modern Cyprus
Authors: Marangou, Anna
Abstract: “The distance between Cyprus and the maritime cities of Egypt, Syria, Armenia, Turkey and Greece does not exceed one day of navigation . . .” The excerpt comes from German pilgrim Ludolf Von Suchen in the middle of the 14th century. It underlines the importance of the island in the naval history of the Eastern Mediterranean, being at the cross roads of the sea routes between Western Europe and the Black Sea, between Armenia and the Syro-palestinian coast and Egypt. The wind and current pattern in this basin, along with the human achievements in the field of navigation brought maritime Cyprus and its harbours to the limelight of the Eastern Mediterranean.
Description: Also includes a version in French</summary>
    <dc:date>2006-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Le port de Villefranche-sur-Mer</title>
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    <updated>2018-05-25T01:30:03Z</updated>
    <published>2006-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Le port de Villefranche-sur-Mer
Abstract: Une fois achevée l’expansion territoriale angevine en Méditerranée, avec&#xD;
l’acquisition de la Provence et la conquête du Royaume du Sud, Charles&#xD;
II d’Anjou en 1295, ordonna dans un vaste plan politique et territorial,&#xD;
la fondation d’un village en Provence orientale, à l’intérieur de la rade&#xD;
d’Olivula, près de Nice, connue par les marins dès l’Antiquité comme&#xD;
l’un des abris naturels les plus sûrs de la Méditerranée occidentale. Cette&#xD;
localisation des habitants sur le rivage constituait pour eux une nouveauté,&#xD;
habitués qu’ils étaient à se réfugier sur les hauteurs des Alpes-maritimes :&#xD;
les fameux nids d’aigle ou villages perchés, plus faciles à défendre. Depuis&#xD;
des siècles en effet, un danger permanent pouvait surgir de la mer: les&#xD;
incursions des Sarrasins, pirates et corsaires, amenaient la terreur et la&#xD;
mort sur toute la côte. Comme on le lit dans l’acte de fondation (Acte&#xD;
de Brignoles, 5 août 1295), la nouvelle installation, intégrée dans le&#xD;
réseau portuaire du royaume de Naples, faisait partie d’un dessein&#xD;
politique bien plus vaste, voulu par le roi lui-même. Elle devait avant&#xD;
tout empêcher la présence permanente dans la rade de ces terribles&#xD;
ennemis, protégés par les rives sauvages et boisées qu’ils avaient&#xD;
transformées en lieu de repli.&#xD;
Le village fut entouré de hautes murailles, protégé par un château&#xD;
qui le surplombait et d’une petite tour de guet érigée sur un rocher&#xD;
aux abords du village et de la côte. Les habitants qui s’y installèrent,&#xD;
descendus de Montolivo perché sur les hauteurs dominant la rade,&#xD;
obtinrent des privilèges et des franchises en compensation des dangers&#xD;
auxquels ils s’exposaient. C’est pourquoi le nouveau village prit le nom&#xD;
de Villafranca. Les fondations des remparts sur la partie côtière&#xD;
s’appuyaient directement sur les rochers, mais l’anse orientée vers l’ouest,&#xD;
protégée par une petite tour (Torretola) construite sur l’Ysoletta constituait&#xD;
un bon lieu d’accostage, aménagé ensuite pour que les galères puissent y aborder. Dans un premier temps, l’escale et la petite plage adjacente&#xD;
furent mises à disposition exclusive du roi et de ses alliés.</summary>
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