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  <title>OAR@UM Collection:</title>
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  <updated>2026-04-10T23:25:29Z</updated>
  <dc:date>2026-04-10T23:25:29Z</dc:date>
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    <title>I nomi degli aerei da combattimento della Royal Air Force e della Fleet Air Arm</title>
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      <name>Brincat, Joseph M. (Giuseppe)</name>
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    <updated>2020-05-17T05:11:24Z</updated>
    <published>2014-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: I nomi degli aerei da combattimento della Royal Air Force e della Fleet Air Arm
Authors: Brincat, Joseph M. (Giuseppe)
Abstract: L’idea di elevarsi da terra per osservare o recar danno al nemico sarà venuta a molti generali durante i conflitti armati fin dai secoli più remoti, ma la possibilità di avvalersi di aeromobili a scopo militare fu realizzata soltanto con l’invenzione dei palloni aerostatici. I primi ad utilizzarli furono i francesi, nel 1794 a Fleurus, quando il pallone di ricognizione L’Entreprenant sorvolò il campo di battaglia per osservare I movimenti delle truppe austriache. Nell’Ottocento furono apportati alcuni miglioramenti ma i dirigibili rimasero ingombranti e preda facile dell’artiglieria. Lo sviluppo tecnico dell’aviazione risultò molto lento e bisognava aspettare i primi anni del Novecento per vedere decollare e atterrare sano e salvo un aeroplano vero e proprio. Il primo volo di un congegno più pesante dell’aria, dotato di ali e di un motore con propulsione a elica e capace di essere controllato, si attribuisce ai fratelli Wilbur e Orville Wright che nel 1903, dopo alcuni esperimenti con alianti, riuscirono a staccarsi da terra e coprire 300 metri in 59 secondi. Da quel momento il progresso fu rapidissimo, tanto che in un decennio i biplani si moltiplicarono in vari paesi.</summary>
    <dc:date>2014-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Eredità coloniali nell’onomastica italiana del Novecento</title>
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      <name>Papa, Elena</name>
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    <updated>2020-05-17T05:11:30Z</updated>
    <published>2014-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Eredità coloniali nell’onomastica italiana del Novecento
Authors: Papa, Elena
Abstract: All’interno del processo di costruzione dell’identità nazionale avviatosi in epoca risorgimentale, lo spazio onomastico italiano si apre all’accoglimento di manifestazioni e istanze ideologiche che rinnovano il quadro dei riferimenti tradizionali di matrice religiosa. La storia irrompe nell’onomastica e i suoi riflessi restano impressi nell’identità personale, irradiandosi, al di là del singolo evento, nel più ampio corso della vita individuale. Accanto alla tradizione agionimica, che continua a essere la componente essenziale del patrimonio onomastico italiano, il nome ideologico conquista una propria rappresentatività a partire dall’Ottocento, come manifestazione di adesione ai valori di un nuovo universo laico.</summary>
    <dc:date>2014-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>Il corso maltese ai tempi dei Cavalieri : nomi e cognomi dell’equipaggio dello sciabecco di Guglielmo Lorenzi (1777)</title>
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      <name>Galea, Annalisa</name>
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    <updated>2020-05-17T05:11:19Z</updated>
    <published>2014-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: Il corso maltese ai tempi dei Cavalieri : nomi e cognomi dell’equipaggio dello sciabecco di Guglielmo Lorenzi (1777)
Authors: Galea, Annalisa
Abstract: Nel mare Mediterraneo, tra la Grecia e l’Algeria, le battaglie navali non si combattevano soltanto fra le galere e i vascelli degli stati cristiani e dell’Impero ottomano. Un ruolo importante, anche da un punto di vista economico, era affidato ai corsari. Basi di corsair cristiani si trovavano in Toscana, Liguria e Campania, a Cagliari, Trapani e perfino a Tolone e Ciutat in Provenza e a Maiorca e Ibiza nelle Baleari, mentre i corsari musulmani operavano dalle città barbaresche di Algeri, Tunisi, Tripoli, e da Salé e Tetuan in Marocco. Salvatore BONO (2006: 213) spiega che i corsari operavano con la “patente di corsa” concessa da uno stato cristiano, “ricevuta in base a precise condizioni”, mentre il pirate agiva per conto proprio ed era dunque un fuorilegge. Infatti Liam GAUCI (2011: 138–139) precisa che dopo aver presentato richiesta formale al Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, il corsaro doveva sottoporsi a un esame nautico e poi si metteva alla ricerca dei finanziatori disposti a investire nella sua impresa. A parte gli evidenti pericoli, la corsa rendeva bene e le prede degli scontri si dividevano fra gli investitori e l’equipaggio. A dimostrare la serietà dell’impresa, Gauci aggiunge che l’equipaggio comprendeva un medico, un sacerdote, un pilota, un navigatore, un timoniere, un aguzzino, un maestro d’ascia, un cannoniere capo, uno scrivano e spesso anche degli apprendisti.</summary>
    <dc:date>2014-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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    <title>I nomi delle navi da battaglia</title>
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      <name>Cacia, Daniela</name>
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    <updated>2020-05-17T05:11:24Z</updated>
    <published>2014-01-01T00:00:00Z</published>
    <summary type="text">Title: I nomi delle navi da battaglia
Authors: Cacia, Daniela
Abstract: Nella seconda metà dell’Ottocento i nomi delle navi che costituirono il primo patrimonio marittimo del neonato Regno d’Italia rendevano omaggio agli esponenti della casa regnante (la fregata di prima classe Re d’Italia 1861–18661, la corazzata Re Umberto 1884–1920, la nave da battaglia Regina Margherita 1898–1916 . . .), perpetravano il ricordo degli artefici del recente passato, più e meno noti (la fregata ad elica Garibaldi 1857–1894; la corazzata Enrico Dandolo2 1873–1920, in memoria di uno dei due protagonisti delle Cinque giornate di Milano; più tardi il cacciatorpediniere Francesco Nullo 1913–1940, che nel 1921 venne intitolato ai Fratelli Cairoli, seguaci, come il Nullo, del generale Garibaldi . . .), celebravano i luoghi delle cruenti battaglie risorgimentali (la pirocorvetta Magenta 1859–1875, la cannoniera corazzata Palestro 1864–1866, la cannoniera Curtatone 1860–1875 . . .), ed esprimevano speranza di futura grandezza (mi sembra questo il caso della pirocannoniera Ardita 1859–1881, che proveniva dalla Marina Toscana, delle corvette corazzate Formidabile 1860–1904 e Terribile 1860–1903, dell’ariete corazzato Affondatore 1863–1907 e di una serie di quattro cannoniere varate nel 1866 chiamate Temeraria, Impavida, Risoluta, Audace).</summary>
    <dc:date>2014-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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