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    <title>OAR@UM Community:</title>
    <link>https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/3225</link>
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    <pubDate>Thu, 16 Apr 2026 20:55:49 GMT</pubDate>
    <dc:date>2026-04-16T20:55:49Z</dc:date>
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      <title>'Voi siete dunque chiamati all’associazione. Essa centuplica le vostre forze' : il pensiero associazionistico di Giuseppe Mazzini fra reminiscenze del mondo classico e risonanze imperiture</title>
      <link>https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/144839</link>
      <description>Title: 'Voi siete dunque chiamati all’associazione. Essa centuplica le vostre forze' : il pensiero associazionistico di Giuseppe Mazzini fra reminiscenze del mondo classico e risonanze imperiture
Abstract: Nelle sue opere, in particolare in quella maggiore Dei doveri dell’uomo (1860), &#xD;
Giuseppe Mazzini (Genova, 1805 – Pisa, 1872) – uno dei protagonisti dell’Unificazione &#xD;
d’Italia, nonché una delle personalità più celebri del suo secolo e di quello successivo, non solo &#xD;
nella sua patria, ma a livello internazionale – insiste incessantemente sulla necessità &#xD;
imprescindibile che l’uomo viva in maniera fraterna e comunitaria piuttosto che in isolazione, &#xD;
mirando al bene comune di tutti i popoli del mondo che costituiscono l’intera umanità, anziché &#xD;
all’interesse individuale che in effetti porta all’egoismo, danneggiando la società e l’umanità &#xD;
in generale. A seconda del suo pensiero anti-individualista e antimaterialista, l’uomo nasce in &#xD;
una famiglia, e la fusione di ciascuna d’esse costituisce la nazione, e infine, l’insieme di tutte &#xD;
le nazioni e di tutte le patrie, costituisce l’umanità, ovvero il gruppo più largo; pertanto, Mazzini &#xD;
crea il nesso stretto e interdipendente uomo-società poiché, secondo lui, l’uomo da solo è privo &#xD;
della forza, indebolito e incapace di portare alla sua realizzazione la “Legge di Dio”, ossia la&#xD;
“Legge di Progresso”.&#xD;
Mazzini, quindi, insiste fermamente sull’associazione, che definisce come la &#xD;
moltitudine delle forze dei molti, la quale non è semplicemente un diritto, ma per lui, associarsi &#xD;
è soprattutto un dovere, un obbligo conditio sine qua non, come testimonia il decimo capitolo &#xD;
del suo capolavoro, in cui delinea il processo attraverso il quale l’uomo, educandosi e &#xD;
associandosi grazie alla libertà, raggiunge il fine culminale, ovvero il progresso. Poiché sono &#xD;
stato ispirato da una frase, tratta da Dei doveri dell’uomo – da cui questa tesi prende parte del &#xD;
titolo – la tesi è imperniata attorno all’associazionismo, alla fratellanza e all’unionismo &#xD;
mazziniano, ponendo in rilievo l’ambivalenza dell’eroe risorgimentale in mezzo tra&#xD;
patriottismo e cosmopolitismo. Non potendo studiare e analizzare il pensiero mazziniano in &#xD;
maniera isolata, il presente lavoro abbraccia quindi un approccio metodologico comparativo, &#xD;
avvalendosi di riferimenti a opere e discorsi di altri pensatori e personaggi, in base a criteri &#xD;
storici e/o sociologici, influenti – anche se, per motivi di storicizzazione, non sono strettamente &#xD;
sempre legati in maniera implicita o esplicita a Mazzini, oppure, perlomeno, lo sono solo in &#xD;
modo remoto – per poter tracciare sia le convergenze e analogie, sia le divergenze nonché,&#xD;
perlopiù, contrapposizioni tra di esse, affinché il principio associazionistico possa essere&#xD;
afferrato complessivamente.&#xD;
Il presente lavoro consta di una triplice parte in cui la triade Mazzini-mazzinianismo-associazionismo                  è sempre presente e intesa come punto di partenza e d’arrivo, la cui &#xD;
comprensione è ritenuta come il fine maggiore. Tracciando le reminiscenze degli ideali &#xD;
associazionistici sin dai classici antichi greco-romani e seguendo le orme di coloro che, in un &#xD;
modo o in un altro, incisero la loro impronta sull’aspetto associazionistico del pensiero &#xD;
mazziniano, questa tesi focalizza in parallelo l’attenzione sulla nascita, la maturazione e il &#xD;
culmine d’esso e dei suoi ideali universalistici, tramite un’analisi approfondita di molte delle &#xD;
sue opere facenti parte della sua opera omnia, e osservando attentamente anche le risonanze &#xD;
imperiture della triade in diversi contesti, relazionandola al contempo al quadro nazionale &#xD;
italiano, internazionale e contemporaneo, e ponendone in rilievo la sua attualità.
Description: M.A.(Melit.)</description>
      <pubDate>Mon, 01 Jan 2024 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/144839</guid>
      <dc:date>2024-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>Il cinema di Pasolini e la tragedia Greca : la forza latente dell'irrazionale</title>
      <link>https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/144072</link>
      <description>Title: Il cinema di Pasolini e la tragedia Greca : la forza latente dell'irrazionale
Abstract: L’incisività dei due versi in epigrafe può essere accolta come cifra interpretativa delle &#xD;
caratteristiche più intrinseche dell’intera produzione poetica e cinematografica di Pier Paolo &#xD;
Pasolini, una delle figure più controverse e versatili della cultura italiana del Novecento.&#xD;
Sebbene ideologicamente influenzato dal marxismo, nonché politicamente vicino – e per un &#xD;
periodo anche iscritto – al Partito Comunista, Pasolini ha sempre “espresso un sicuro &#xD;
scetticismo nei confronti del ‘posizionismo’, ossia della necessità di vincolare un intervento &#xD;
critico a una posizione intellettuale e politica precisa”.&#xD;
Paradigmatica in tal senso è la scena dell’intervista de La ricotta (1963), in cui il regista (Orson &#xD;
Welles, doppiato da Giorgio Bassani) – alter ego di Pasolini – rispondendo alle domande di un &#xD;
borioso giornalista borghese (Vittorio La Paglia), recita la poesia pasoliniana 10 giugno a&#xD;
partire dal verso “Io sono una Forza del Passato”. Con tale scelta Pasolini, ribadendo la sua &#xD;
personale idiosincrasia verso il capitalismo, pone al centro della sua opera la dialettica irrisolta &#xD;
tra la fedeltà a un patrimonio culturale arcaico e l’imposizione di un modello di modernità, &#xD;
percepita come alienante e distruttiva.&#xD;
Fin dagli esordi, le pellicole pasoliniane sono state sempre imperniate sulla valorizzazione delle &#xD;
classi emarginate, la cui istintiva autenticità, in opposizione all’aridità morale della borghesia, &#xD;
offriva agli occhi del regista un terreno fertile per riportare in auge la consapevolezza della &#xD;
sacralità nella società moderna. L’umanità delle borgate e dei Paesi extra-occidentali, &#xD;
particolarmente cara a Pasolini, si colloca in una dimensione primigenia, non contaminata dalla &#xD;
logica di una società che si crede razionale, perfettamente organizzata, ma che in realtà è ormai &#xD;
assuefatta al consumismo capitalistico.&#xD;
Il presente lavoro si concentra sulla seconda fase del cinema pasoliniano, ovvero del cosiddetto &#xD;
‘cinema di poesia’ (Edipo re, 1967; Teorema, 1968; Porcile, 1969; Medea, 1969) , visto come &#xD;
dispositivo espressivo capace di accogliere le dimensioni pre-logiche, mitiche e irrazionali. &#xD;
Scopo primario è di mettere in luce il ruolo determinante che la tragedia greca ha avuto &#xD;
nell’elaborazione della visione pasoliniana del sacro, associato dall’autore a un mondo arcaico &#xD;
e astorico.                                                                                                                                                                                L’analisi muove dall’identificazione dei primi contatti di Pasolini con il mito greco e con &#xD;
l’irrazionale, inteso come substrato pronto ad emergere in circostanze dirompenti che si &#xD;
collocano all’interno di uno schematismo rigido e socialmente accettato. Nello specifico, sono&#xD;
esaminate alcune poesie pasoliniane che, assieme alle traduzioni dell’Orestea (458 a. C) di &#xD;
Eschilo e dell’Antigone (442 a. C.) di Sofocle, presentano in nuce le caratteristiche del &#xD;
classicismo antitradizionalista di Pasolini. A questa prima fase appartiene anche Il giovine della &#xD;
primavera (1940-1941), un soggetto cinematografico che dimostra come la scelta dei mezzi &#xD;
espressivi si coniughi con lo sviluppo di una ricerca interiore ed artistica insieme.&#xD;
Lo studio si sofferma poi sulla riscoperta della solennità del mito, percepito nell’antichità come &#xD;
custode delle origini dell’universo. Grazie al racconto mitico, le imprese di divinità ed eroi &#xD;
diventano patrimonio della memoria collettiva, rafforzando le radici culturali e alimentando il &#xD;
senso di appartenenza a una comunità. In tale accezione, il mythos si configura come verità &#xD;
primordiale resistente alla caducità dell’esistenza terrena.&#xD;
L’opera pasoliniana recupera l’autorevolezza della parola mitica, con lo scopo di immortalare&#xD;
tradizioni del passato che rischiano di essere rimosse dalla società moderna. Ed è questa &#xD;
missione poetica che induce Pasolini a creare il connubio tra linguaggio lirico e &#xD;
cinematografico, in cui la parola orale si fa presenza fisica, restituendo alla percezione visiva &#xD;
la funzione originaria del conoscere.&#xD;
Nel cinema pasoliniano riaffiora appunto il valore intrinseco di oida, che in greco antico si &#xD;
traduce con “io so, poiché ho visto”. Il verbo, infatti, nella forma del perfetto – ossia di un &#xD;
tempo che mostra nel presente l’effetto di un’azione avvenuta nel passato – allude a una &#xD;
conoscenza maturata da una visione retrospettiva.&#xD;
Al pari della rappresentazione teatrale, l’immagine cinematografica acquista allora una valenza &#xD;
primaria, in quanto consente una comprensione più profonda della realtà e una fissazione eterna &#xD;
nel tempo. “Ogni sforzo ricostruttore della memoria è […], in modo primordiale, una sequenza &#xD;
cinematografica”, afferma Pasolini in Empirismo eretico (1972). Tale principio trova &#xD;
conferma in Edipo re (1967) – oggetto di studio del primo capitolo di questo lavoro – dove &#xD;
l’esperienza personale di Pasolini e quella del sottoproletariato, immerse nel mito, testimoniano &#xD;
la permanenza di un’atavica religiosità nel mondo moderno. Nell’orientare il proprio sguardo &#xD;
verso un passato mitico, Pasolini si pone in linea con i tragediografi greci, che reinterpretavano &#xD;
il mito per ‘raccontare’ il presente in forma poetica e drammatica, riflettendo su problematiche                                     esistenziali (quali il dissidio tra civiltà contrastanti e l’analisi introspettiva dell’essere umano)&#xD;
e sul rapporto tra l’umanità e il divino.
Description: Ph.D.(Melit.)</description>
      <pubDate>Thu, 01 Jan 2026 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/144072</guid>
      <dc:date>2026-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>Introducing adaptation studies at postgraduate level through American Psycho</title>
      <link>https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/142951</link>
      <description>Title: Introducing adaptation studies at postgraduate level through American Psycho
Authors: Bonnici, Glen
Abstract: This article outlines a pedagogical model for introducing adaptation studies at postgraduate level through a case study of Mary Harron’s American Psycho (2000). It argues for beginning the unit with a complex example that resists the conventional question of fidelity, encouraging students to approach adaptation as transformation rather than imitation. The lecture sequence moves from the linguistic and structural features of Bret Easton Ellis’s novel (1991) to the film’s cinematic translation of irony, ambiguity and detachment. This progression allows students to grasp how shifts in medium reshape meaning and form. The case demonstrates that Harron’s adaptation exposes the assumptions of fidelity discourse by reinterpreting, rather than reproducing, the novel’s critique of surface culture. The lecture uses this contrast to develop the theoretical vocabulary of adaptation, drawing mostly on Genette’s transtextuality, but also on Hutcheon’s notion of adaptation as process and Stam’s attention to medium specificity. It further examines the film’s horizontal influences, including its dialogue with other genres, visual media and contemporary reception, to show how adaptations participate in wider cultural networks rather than isolated text–source relations. Through this approach, students learn to analyse adaptations as products of cultural negotiation, shaped by historical distance, culture and form. The American Psycho case study thus serves as a methodological framework for postgraduate teaching that combines close reading, theoretical reflection and historical awareness to frame adaptation as an ongoing transformation rather than a single exercise.</description>
      <pubDate>Wed, 01 Jan 2025 00:00:00 GMT</pubDate>
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      <dc:date>2025-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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      <title>Re-examining the past and envisioning the future of Italian cinema and media : Journal of Italian Cinema &amp; Media Studies – fourth international conference, the American University of Rome, 13–15 June 2024</title>
      <link>https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/142948</link>
      <description>Title: Re-examining the past and envisioning the future of Italian cinema and media : Journal of Italian Cinema &amp; Media Studies – fourth international conference, the American University of Rome, 13–15 June 2024
Authors: Bonnici, Glen
Abstract: The fourth international conference of the Journal of Italian Cinema &amp; Media Studies (JICMS) was held at The American University of Rome on 13–15 June 2024. The co-organizers were Flavia Laviosa (Wellesley College) and Catherine Ramsey-Portolano (The American University of Rome) and this year’s title was Re-examining the Past and Envisioning the Future of Italian Cinema and Media. Participants from five continents and various countries, with diverse academic backgrounds, including film studies, Italian studies, media studies, social sciences and industry practice, came together for three days of stimulating discussions and productive exchanges of ideas and perspectives. The keynote address ‘Non-fiction filmmaking in contemporary Italy’ was delivered by Áine O’Healy from Loyola Marymount University. The conference was further enriched by the presence of directors Paolo Benvenuti, Monica Guerritore and Liliana Cavani. This report provides an overview of the conference. [excerpt]</description>
      <pubDate>Mon, 01 Jan 2024 00:00:00 GMT</pubDate>
      <guid isPermaLink="false">https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/142948</guid>
      <dc:date>2024-01-01T00:00:00Z</dc:date>
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