Il 16 aprile scorso, dieci nuovi Stati sono divenuti membri dell'Unione europea. Tra questi, lo Stato di Malta, che comprende tutto l'arcipelago maltese, con le tre isole maggiori di Malta, Gozo e Comino , ha una storia singolare che affonda le sue radici nella antica civiltà mediterranea. Le isole, per la loro posizione strategica al centro del Mediterraneo tra Europa e Nordafrica, sono state oggetto, sin dall'antichità, di numerose dominazioni straniere e solo nella seconda metà del XX secolo sono divenute uno stato indipendente. La cultura maltese di oggi deve le sue origini e i suoi caratteri alla cultura araba, a quel nobile coacervo di nazionalità europee che furono i Cavalieri di Malta e alla più recente influenza della cultura britannica. Dall'epoca moderna ha avuto sempre uno stretto e costante legame con la cultura italiana.
Abbiamo avuto occasione di parlare della storia e della cultura di Malta con Joseph Eynaud, noto italianista maltese. Il Professor Eynaud è direttore del Dipartimento di Italianistica dell'Università di Malta ed è autore di pregevoli studi sulla cultura letteraria del Settecento e sulla storia linguistica maltese. Di recente, si è occupato anche di didattica dell'italiano e ha pubblicato Ciak si legge (Cesati editore, Firenze 2002), un originale libro che utilizza testi e sceneggiature cinematografiche per l'insegnamento dell'italiano a stranieri.
Professor Eynaud, quali sono le
caratteristiche e le tappe più importanti della lunga e ricca storia
culturale maltese?
Le varie dominazioni straniere hanno
comportato nell'isola una situazione linguistica e culturale molto dinamica.
Andando indietro nel tempo, il periodo che va dal 870 al 1091 d. C., il
periodo di dominazione musulmana dell'isola, è stato di centrale
importanza per la storia linguistica maltese. Allora si cominciò
a formare quella varietà dialettale di arabo, nota come l'arabo
di Sicilia, alquanto simile all'arabo magrebbino, che poi doveva costituire
la base della lingua maltese. Per questo suo carattere il maltese è
l'unica lingua di origine semitica assurta a rango di lingua nazionale
in Europa. E oggi, con la presenza di Malta nell'Unione europea, diviene
l'unica testimonianza semitica nelle lingue europee.
Nel campo della letteratura i primi verseggiatori maltesi di cui si ha notizia risalgono a quel periodo e poetarono proprio in arabo alla corte palermitana di Ruggero II. Tuttavia, le diverse dominazioni che seguirono segnarono il passaggio di numerose altre influenze linguistiche e culturali. Nel 1091 i Normanni presero possesso dell'isola, la inglobarono nel regno siciliano, e adottarono il latino come lingua amministrativa e cancelleresca . Ma, cosa alquanto interessante per cogliere le dinamiche linguistiche del tempo, a partire dal Quattrocento in poi la corrispondenza ufficiale tra il governo locale maltese e il governo centrale in Sicilia venne redatta non solo in latino ma anche in siciliano. Così Malta passò dalla forte prossimità con l'arabo, al contatto con il latino e il siciliano.
Cosa avvenne dopo quel periodo?
Dopo i normanni, si insediarono
a Malta i Cavalieri Gerosolimitani. E la governarono dal 1530 fino al 1898,
quando Napoleone arrivò sull'isola per restarvi solo due anni. Il
periodo napoleonico fu fugace e non lasciò grandi tracce sulla vita
e la cultura dell'isola. Il successivo dominio britannico, che va dal 1800
al 1964, incise, invece, profondamente sulla cultura maltese contemporanea.
C'è da dire, tuttavia, che la presenza dei Cavaliere Gerosolimitani - i Cavalieri di Malta, appunto- e la loro lunga permanenza nell'isola rimane una tappa fondamentale per la storia culturale maltese moderna. La forte influenza della cultura europea, e di quella italiana in particolare, che ancor oggi caratterizza in vario modo la nostra cultura risale a quel periodo.
La grande raffinatezza culturale dei Cavalieri ha senz'altro lasciato preziose tracce nelle isole maltesi. Penso, per esempio, alle meraviglie dell'architettura e della pittura barocca, agli Auberge e alla splendida Cattedrale di San Giovanni a La Valletta. Ma che concreto impatto ebbero i Cavalieri sulla cultura locale?
Forgiarono la cultura maltese moderna. Innanzitutto, nel periodo del loro governo, venne adottato il volgare toscano come lingua ufficiale. Il toscano divenne così la lingua di cultura nell'isola. Si passò dunque dall'influenza del siciliano al fiorentino, l'italiano. Ma è interessante notare come in ambito letterario registriamo la presenza anche di altri dialetti italiani, come il napoletano e il calabrese. Significativi al proposito sono per esempio alcune tragedie e le commedie di scrittori maltesi seicenteschi come Giacomo Farrugia o Carlo Magri.
In quel periodo la lingua e la
cultura italiana erano dominanti?
La cultura isolana del tempo dipende
senz'altro dalla mappa culturale europea, e più strettamente da
quella italiana. E l'appartenenza alla cultura italiana è
un punto di partenza e non di arrivo. Tuttavia, al di là delle questioni
linguistiche, le influenze culturali furono composite. L'insediamento di
un ordine religioso diviso in più lingue ma coordinato in una sola
disciplina, ha lasciato a Malta una patina internazionale. Per quanto vi
sia una componente massiccia della cultura dell'Europa meridionale, è
possibile rintracciare nelle esperienze culturali maltesi del tempo
i percorsi di un itinerario più ampio, che interessa anche la cultura
nordeuropea. Per esempio, nella pittura barocca, non abbiamo solo il caravaggismo
del Preti o del Paladini, ma anche la presenza di un barocco nordico, di
un caravaggismo, per così dire, 'di rimbalzo' di tipo nordico come
quello di Gherardo Delle Notti o Stomer. Nella letteratura del periodo
dell'Arcadia e dell'Illuminismo, invece, abbiamo scrittori maltesi che
scrivono in italiano e si rifanno fortemente a modelli letterari italiani.
Come, per esempio, Enrico Maggi che scrive un dramma pastorale sul modello
dell'Aminta del Tasso e del Pastor fido del Guarini. Oppure come Attardo
De Vanioli che scrive un canzoniere modellato sulla letteratura barocca
di Giambattista Marino, e sul suo Adone in particolare. Inoltre, al 1670
risale l'imponente poema La Valletta di Bartolomeo Dal Pozzo, che si rifà
alla Gerusalemme liberata del Tasso. Inoltre molti altri scrittori si richiamano
al Petrarca e al petrarchismo, e al marinismo. La cultura maltese si nutriva,
dunque, in vario modo della cultura europea. Uno scrittore inglese
del Settecento, Patrick Byrdone, espresse in modo efficace la caratteristica
distintiva della cultura maltese del tempo, affermando che se la Sicilia
poteva essere considerata l'estremo lembo d'Europa, Malta era, invece,
la sintesi d'Europa.
Negli ultimi anni il Dipartimento di Italianistica dell'Università di Malta ha promosso una ricerca sulla letteratura italiana maltese di quel periodo. Vi sono, infatti, ancora molti manoscritti da studiare ed editare che giacciono nella Biblioteca Nazionale di Malta...
Sono state ritrovate opere di
particolare interesse letterario?
Si tratta di alcuni resoconti di
viaggio a Malta particolarmente interessanti per la ricostruzione della
storia artistica e socio-culturale dell'isola. Un diario di viaggio di
un erudito parmense, Carlo Castone Della Torre di Rezzonico, ci ha fornito,
per esempio, alcune importanti segnalazioni sulla Cattedrale di San Giovanni
e sulla presenza dell'Ordine dei Cavalieri di Malta.
Una mia personale recente scoperta riguarda un viaggio di nozze redatto da una nobildonna, Maria Felice Colonna, probabilmente appartenente alla famosa famiglia romana dei Colonna e sposata con un nobille siracusano, il principe Buccheri. Questo diario di viaggio è prezioso per ricostruire la vita sociale e culturale dell'epoca. Ripercorrendo le tappe che da Gaeta, passando per Messina, la condussero a Malta, la nobildonna italiana appronta dettagliate descrizioni del folclore siciliano dell'epoca, degli incontri che ebbe con i nobili maltesi, con il Gran Maestro, con l'Inquisitore e con i vari Ufficiali dell'Ordine, e delle tradizioni e delle usanze maltesi.
Ma vi sono anche resoconti di viaggio redatti da maltesi che, per motivi d'affari, di studio o di turismo, si recavano in Europa o in Oriente. E che ci rivelano il loro senso di appartenza culturale e la loro percezione delle culture altre. Sono, per esempio, gli scritti di Leonardo Abela, di Domenico Magri, importante prelato del Settecento. Oppure di Gianfrancesco Buonamico, che annota episodi e riflessioni sui suoi viaggi nordici. Tutte queste opere denunciano il divario 'ideologico' tra cristiani e infedeli, tra cristiani e musulmani.
In che modo veniva letta questa
diversità?
Costoro commentano certe abitudini,
certe tradizioni, usanze e credenze religiose del mondo musulmano in una
maniera non proprio tollerante. Il Breve racconto del viaggio al Monte
Libano di Domenico Magri dà, per esempio, informazioni copiose
e non entusiastiche sui modi di vivere e di vestire degli abitanti del
Vicino Oriente, e sulle strutture gerarchiche che governavano le loro società.
Come non mancano, in questo come negli altri resoconti, descrizioni di
un fenomeno alquanto diffuso al tempo come la pirateria.
Tuttavia, secondo me, la cultura dei Cavalieri ha fornito i contributi più alti nella prosa scientifica. Nella quiete e tranquillità dell'isola di Malta, gli studiosi dell'Ordine ebbero modo di preparare e raccogliere tesori di erudizione. Penso a una serie di contributi medico-naturalistici di particolare importanza. Come uno scritto del già citato Domenico Magri intitolato La virtù del caffè, che si sofferma sulle virtù terapeutiche e stimolanti della bevanda.
I Cavalieri influirono in qualche
modo anche sulla storia sociale ed economica di Malta?
I Cavalieri favorirono i commerci,
specialmente quelli tra Sicilia e Malta, e l'artigianato locale. Impiegarono
molti maltesi nel settore dell'edilizia, nella costruzione di palazzi e
strade. Inoltre, importavano opere d'arte dall'Europa e commissionavano
opere a grandi architetti e artisti del tempo, come Mattia Preti e Caravaggio.
In questo modo crearono le condizioni per la crescita intellettuale dei
maltesi. Per esempio, insieme a Mattia Preti lavorò Melchiorre Gafà,
un architetto maltese. E i letterati maltesi, come i già citati
Maggi, Farrugia e Magri, lavoravano alla corte dei Cavalieri e venivano
addirittura promossi all'estero. Come il Magri, che venne mandato in Italia
all'ufficio del cardinal Brancacci di Viterbo.
Venne favorita anche la crescita
di una letteratura in lingua maltese?
No, all'epoca non si dava ancora
sufficiente autonomia alla cultura autoctona e i testi che troviamo
sono tutti in lingue moderne e non nell'idioma locale. I testi in maltese
di quel periodo non superano il dieci per cento dell'intera produzione
letteraria. D'altronde, bisogna tener presente che al tempo l'idioma locale
era considerato il volgare, per così dire. Il volgare maltese ebbe
la sua importanza molto dopo, in una fase tardiva. Perchè si imponga
una letteratura in maltese bisogna aspettare il primo Novecento. Il primo
poeta maltese, che oggi è il poeta nazionale di Malta, Carmelo Psaila,
iniziò a scrivere le prime poesie in italiano e solo successivamente
compose in maltese. Tradusse, inoltre, in questa lingua i Sepolcri
del Foscolo. Usando l'elemento semitico per una traduzione condotta in
modo erudito, dimostrò che il volgare maltese poteva assurgere a
lingua di cultura, a lingua letteraria, evitando gli elementi linguistici
romanzi.
Per venire alla storia recente,
cosa ha significato per la cultura maltese la presenza britannica?
Oltre un secolo e mezzo di governo
britannico delle isole maltesi ha sancito il predominio della lingua e
della letteratura britannica. Per le tradizioni linguistiche locali,
il 1934 fu un anno decisivo. Fu modificata la costituzione affinché
il maltese affiancasse l'inglese e l'italiano come lingua ufficiale. Ma
successivamente l'italiano venne estromesso dall'università e dai
tribunali. La declassazione ufficiale della lingua italiana avvenne alla
fine di maggio del 1936. Poi l'entrata in guerra dell'Italia nel 1940 pose
un sigillo definitivo alla questione.
Gli scrittori maltesi contemporanei hanno attinto le loro fonti quasi esclusivamente dalla letteratura britannica. Per esempio, uno dei più grandi commediografi maltesi, Francis Ebejer, modella le sue opere sulla letteratura inglese. Tuttavia, oggi nelle tre isole che compongono lo Stato di Malta si può notare un interessante fenomeno socio-culturale. Mentre la cultura "alta", letteraria e artistica, è ancora legata alla cultura angloamericana, la cultura "popolare", ciò che incide sugli stili di vita, sulla vita quotidiana e sull'immaginario collettivo, è senz'altro dominata da quella italiana. E il made in Italy - non solo la moda, ma anche la gastronomia e i prodotti dell'industria- oggi è molto importante a Malta. Questo fenomeno macroscopico è dovuto agli stretti legami commerciali tra Malta e Italia - sanciti anche da un protocollo culturale e finanziario - e, soprattutto, alla televisione italiana. La presenza continua e massiccia delle reti Mediaset e Rai fa sì che molti maltesi viaggino in Italia, seguano lo sport, la moda, la politica italiana. Inoltre, grazie alla televisione italiana a Malta la lingua italiana è molto diffusa e i maltesi seguono con passione il campionato di calcio italiano. I telegiornali Rai e Mediaset e molti programmi di informazione e intrattenimento sono molto popolari. "Porta a porta" di Vespa, "C'è posta per te" di Maria de Filippi, "Sarabanda" di Papi, "Strisca la notizia", con le sue "letterine", sono trasmissioni seguitissime.
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