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Title: Tragica comicita di Roberto Benigni in La vita e bella, La tigre e la neve e Johnny Stecchino
Authors: Consoli, Silvio
Keywords: Vita e bella (Motion picture : 1997)
Tigre e la neve (Motion picture : 2005)
Johnny Stecchino (Motion picture : 1991)
Benigni, Roberto
Issue Date: 2012
Abstract: Numerosi studiosi, attraverso gli anni, hanno analizzato quel fenomeno che «fra tutti gli esseri viventi, solo l’uomo conosce», cioè il riso. Diverse teorie sono nate sulla sua natura e sulla funzione del comico, e anche se alcune si sono rivelate discutibili, tutte hanno una loro importanza nel rendere più chiaro il concetto della comicità. Nella vita di tutti i giorni si vede la gente ridere per diversi motivi, e anche se la risata sembra sempre la stessa, in realtà, come spiega il teorico dei film comici russi, Yurunev, ce ne sono diversi tipi: la risata può essere allegra e triste, cortese e adirata, intelligente e sciocca, orgogliosa e calorosa, indulgente e servile, incurante e impaurita, offensiva e incoraggiante, sfrontata e timida, amichevole e ostile, ironica e ingenua, sarcastica e sprovveduta, tenera e ruvida, eloquente e infondata, trionfante e giustificante, sfacciata e confusa. L’elenco può essere esteso: felice, addolorata, nervosa, isterica, umiliante, fisiologica, bestiale. Ci può essere anche una risata malinconica. A questi, Vladimir Propp aggiunge la ‘risata derisoria’, che secondo lui è quella più frequente nelle nostre vite. Per molti può sembrare strano parlare anche di tristezza e di malinconia quando si fa riferimento al riso ed al comico, ma più in avanti si vedrà per quale motivo succede ciò, e quale meccanismo scatta nella mente della persona che ride in questa maniera. Altro fatto importante riguardo il riso è che non tutte le persone ridono nella stessa maniera e per la stessa cosa, in effetti «entro i confini di ogni cultura nazionale, sono presenti diversi strati sociali ed ognuna possiede un senso umoristico diverso, come diverso è anche il modo di esprimerlo». Di sicuro è che le persone che stanno attraversando dei momenti di sofferenza non possono mai ridere, o se lo fanno, viene naturale domandarsi se stanno ridendo veramente oppure no. Infatti «è complicato capire cosa significhi ‘davvero’, ‘veramente’, quando ci si riferisce al piangere o ad altri sentimenti, e in particolare il ridere». Nello stesso modo in cui esiste questa distinzione tra chi ride e chi no, esiste anche tra chi riesce a far ridere gli altri e chi non riesce nell’intento. Questo è affermato sia da Propp sia da Sigmund Freud, che descrive le «persone argute [che hanno] speciali disposizioni ereditarie o cause determinanti psichiche», quelle persone che riescono a far ridere gli altri attraverso le battute.
Description: B.A.(HONS)ITALIAN
URI: https://www.um.edu.mt/library/oar//handle/123456789/4804
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