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Title: La figura femminile nel cinema di Antonioni : L'avventura e La notte
Authors: Pecci, Francesca
Keywords: Antonioni, Michelangelo, 1912-2007 -- Criticism and interpretation
Avventura (Motion picture)
Notte (Motion picture)
Issue Date: 2012
Abstract: L’idea di scrivere una tesi basata sul cinema nasce da un amore per questo mondo trasmessa da mio padre, il quale lavorando nell’industria mi ha sempre raccontato storie e svelato segreti professionali che mi hanno incuriosita e interessata. Un altro argomento che nel corso dei miei studi mi ha sempre affascinata è stata l’analisi della figura femminile nella sua rappresentazione e nelle metamorfosi che questa ha subito nei secoli sia nel cinema che nella letteratura. L’idea di unire questi due interessi in uno studio sul lavoro di Michelangelo Antonioni è stata piuttosto inevitabile. Credo che ciò che colpisca in un primo incontro con il cinema del regista ferrarese sia la totale innovazione nello stile. Agli inizi della mia ricerca ricordo di aver letto di come il film L’avventura fosse stato accolto di malo modo dal pubblico al Festival di Cannes del 1960, e devo ammettere che guardando le primissime scene del film ho pensato che forse quel pubblico non aveva tutti i torti, che questo film fosse troppo ‘lento’ e a tratti anche noioso. Ad una seconda visione però, almeno nel mio caso, queste sensazioni sono scomparse completamente e tutto ciò che non piace a primo impatto è ciò che fa invece apprezzare nuovamente non solo L’avventura, ma anche altri film del regista. Ciò che personalmente mi ha colpito di più è stato il suo modo di trattare la psicologia dei suoi personaggi, facendola afferrare completamente dallo spettatore senza bisogno di troppe parole. Gli sguardi, i movimenti, tutto ciò che può sembrare minimo e insignificante assume un valore del tutto innovativo nel cinema di questo illustre regista che usa la telecamera in un modo assolutamente innovativo, seguendo passo dopo passo i propri soggetti anche nei momenti che possono sembrare meno indicativi. L’uso della soggettiva, commenta Saverio Zumbo nel suo libro Al di là delle immagini, Michelangelo Antonioni “è un concetto che Antonioni utilizza per sviluppare la propria tecnica di rendere, sottilmente, lo spettatore più consapevole della telecamera”. Avendo incentrato i miei studi sulla famosa tetralogia dei sentimenti del regista che include i film L’avventura del 1959, La notte del 961, L’eclisse del 1962 e Deserto rosso del 1964 ho deciso di introdurre con il primo capitolo un’idea generale di come sia nato l’interesse di Antonioni per un’analisi così profonda e sincera dei sentimenti che intercorrono tra l’uomo e la donna. Mi è sembrato doveroso delineare quali fossero le differenze con il movimento del Neorealismo che proprio in quegli anni viveva il suo tramonto, un movimento dal quale Antonioni decide di distaccarsi per intraprendere invece un’analisi della società borghese e della sua reazione al boom economico, servendomi principalmente di interviste rilasciate dal regista negli anni in cui uscirono questi film. Nell’intraprendere questo suo studio Antonioni analizza quindi il rapporto dell’individuo con il paesaggio in evoluzione e il suo mancato tentativo di adattamento a questa nuova realtà. Ciò che appare evidente nella sua analisi è come anche le relazioni interpersonali siano cambiate e come si sia instaurata tra l’uomo e la donna una patina di incomunicabilità che entrambi non riescono a superare, la “malattia dei sentimenti”. Nel secondo capitolo sono presi in analisi i primi due film della tetralogia ponendo l’attenzione sui personaggi femminili. Nell’affrontare questa analisi mi sono servita principalmente di studi di critici come Seymour Chatman e Peter Brunette dai quali ho tratto gli strumenti per affrontare temi come la malattia dell’eros, il concetto dell’interscambiabilità tra i personaggi femminili e soprattutto concentrandomi sulle relazioni di coppia, la superficialità degli uomini verso di esse, la facilità con cui queste iniziano e finiscono. L’ultimo capito prende spunto dalle analisi del capitolo precedente ponendo dei quesiti sui quali la critica si è molto soffermata, tra cui ad esempio il problema del desiderio erotico ossessionante e fine a se stesso, proprio non solo degli uomini ma anche delle masse che rappresenta un pericolo per le donne nei due film. Andando oltre mi sono posta di analizzare il ruolo dell’alba nei due film e come questa rappresenti, piuttosto che un nuovo inizio come nella tradizione classica, una remissività da parte delle donne a questa condizione di incomunicabilità e quindi infelicità. Con l’ultimo paragrafo del terzo capitolo ho tentato di applicare le teorie della critica femminista e specialmente quelle delineate da Laura Mulvey, riguardo la rappresentazione della donna nel cinema tradizionale a questi due film, inserendo anche alcuni accenni al film Blow-up per dimostrare come questa sua teoria sia applicabile ai film e forse anche volutamente applicata dal regista come una critica implicita. Ciò che emerge alla fine è la profondità attribuita dal regista a personaggi come Anna, Claudia, Lidia e Valentina, protagoniste indiscusse insieme agli altri personaggi femminili della tetralogia antonioniana, e allo stesso tempo vittime della superficialità con cui i loro compagni vivono le relazioni amorose e l’eros.
Description: B.A.(HONS)ITALIAN
URI: https://www.um.edu.mt/library/oar//handle/123456789/4819
Appears in Collections:Dissertations - FacArtIta - 2012

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