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Title: San Francesco e i malati di A.I.D.S.
Authors: Vella, John (1990)
Keywords: AIDS (Disease) -- Patients
Church work with the sick -- Catholic Church
Pastoral care
Francis, of Assisi, Saint, 1182-1226
Issue Date: 1990
Citation: Vella, J. (1990). San Francesco e i malati di A.I.D.S. (Licentiate dissertation).
Abstract: Dal punto di vista sociologico, "il termine emarginazione è strettamente collegato a quello di diversità sociale di un individuo o di un gruppo e sta significare il processo che segrega il diverso, isterilendolo in un ruolo subalterno e indesiderabile; la situazione o lo stato del diverso nei cui confronti sono caduti i vincoli aggreganti di controllo e di sol idarietà". Questa definizione ci aiuta a capire la situazione dei lebbrosi al tempo di San Francesco. Tommaso da Celano scrive: ''fra tutti gli orrori della miseria umana, Francesco sentiva ripugnanza per i lebbrosi". Suscitando orrore e spavento, la lebbra emarginava chi ne era colpito. Chi oggi è affetto dall'AIDS, sindrome nuova, contagiosa e mortale, vive praticamente emarginato, come lo erano in passato i lebbrosi. Lebbrosi e colpiti da AIDS si trovano nella stessa situazione, non sono accettati ; la gente aveva ed ha paura di essere contagiata, e di conseguenza li emargina. Giuseppina Azzolini, al covegno sull'A.I.D.S., organizzato dal Pontificio consiglio per la pastorale degli operatori sanitari(1989), essa stessa infermiera volontaria tra i malati di AIDS in Brasile, ha detto: ''Questi malati sono quelli che piu' hanno necessità di aiuto, sono coloro che soffrono di piu' perché emarginati e abbandonati; non è raro sentire nell'ambiente professionale che essi costituiscono i lebbrosi del secolo XX, dai quali dobbiamo defenderci e proteggerci". La gente ha paura non solo del malato, ma anche del malato dopo la morte e dei suoi parenti stretti, della casa dove ha abitato. Anche piu' dolorosi sono. i casi documentati di rifiuto dei bambini malati di AIDS. Seri ve El i sabeth Kueb l er-Ross: "Una settantina di case di cura avevano rifiutato il ricovero a una donna che cercava un luogo dove il suo bambino gravamente malato di Aids potesse essere amorosamente curato, prima di morire lei stessa. Mori senza sapere chi si sarebbe preso cura del figlio in fin da vita". Elisabeth Kuebler-Ross è molto attiva nello stimolare la coscienza dell'America ad accettare e aiutare i malati di Aids. Sui casi di bambini rifiutati scrive: "Storie del genere (come quelle riferite piu' sopra) sono molto piu' comuni di quanto i medici o il pubblico possano immaginare. Finché discrimineremo questi bambini e le loro famiglie, finché li tratteremo peggio dei lebbrosi, i genitori impediranno ai propri figli di ricevere il necessario aiuto. Finché i padri dovranno temere di perdere il lavoro, e le madri verranno segnate a dito ed evitate nei negozi, alle riunione scolastiche o in chiesa, saranno i bambini malati a pagarne il prezzo. E tutti noi siamo colpevoli finché faremo finta che la cosa non ci riguarda. Riguarda invece voi e me, e prima ci organizzeremo per educare la popolazione aiutandola ad affrontare le proprie paura, prima saremo pronti quando l'epidemia raggiungerà proporzioni ancora maggiori e devastanti". […]
Description: DISSERTATIO AD LICENTIAM
URI: https://www.um.edu.mt/library/oar/handle/123456789/127461
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